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Edizione 2019

Per la sua terza edizione Utopian Hours sceglie una nuova location: la Centrale della Nuvola Lavazza, inaugurata l’anno precedente. Dal 18 al 20 ottobre i grandi ambienti dello spazio eventi, ricavato da una centrale elettrica di fine Ottocento, accolgono un ricco programma di 25 talk con oltre 50 ospiti internazionali e 5 mostre, fra cui una liberamente visitabile nel giardino esterno. Il pubblico dei tre giorni sarà di oltre 3000 partecipanti.
Venerdì 18 ottobre.
L’apertura del festival, affidata a Luca Ballarini e Giacomo Biraghi, rilancia il tema dell’utopia. Le “ore utopiche” sono il momento per immaginare il futuro del vivere urbano con ottimismo e coraggio: un’occasione di confronto con i migliori esperti per conoscere tendenze, progetti e innovazioni dalle città del mondo. Il panel introduttivo vede la presenza di
Chiara Appendino, sindaca di Torino, insieme ad Alberto Anfossi (segretario generale di Compagnia di San Paolo), Luca Angelantoni (consigliere di Fondazione CRT), Carlo De Vito (presidente di FS Sistemi Urbani) e Paolo Quaini (direttore servizi energetici di Edison). Gli invitati danno vita a un dibattito ricco di spunti sul futuro della città e la sua immagine, a cui assiste anche Virginia Raggi, sindaca di Roma in platea. Al centro del dialogo due parole: resilienza e innovazione.
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Il primo ospite internazionale è Bibop Gresta, imprenditore nella mobilità del futuro e volto di Hyperloop Transportation Technologies, una delle prime società impegnate a realizzare l’Hyperloop, il sistema di trasporto che sfrutta l’elettromagnetismo per muoversi ad altissima velocità all’interno di condotti avveniristici. Da esperto speaker, Gresta coinvolge il pubblico nella sua visione sul trasporto di domani, presentando l’orizzonte di una tecnologia che appare come fantascienza, ma che promette di cambiare a breve il rapporto fra le città.
La giornata d’apertura si conclude con Iwan Baan, il più celebre fotografo di architettura contemporanea, che propone una personale panoramica del proprio lavoro. Le immagini di Baan mostrano il territorio su più scale, dalle grandi strutture all’umanità della vita di strada, dal muro al confine Messico-USA alle case galleggianti di Lagos: un percorso attorno al mondo, per testimoniare come le persone riescano a riappropriarsi dei luoghi che vivono.
Sabato 19 ottobre.
La platea della Centrale si anima già dalla mattina con un panel sull’architetto torinese Paolo Soleri, a cui il festival dedica una mostra a cent’anni dalla nascita. Al curatore, il critico e regista Emanuele Piccardo, e all’architetta Federica Doglio si unisce in un fuori programma l’architetto Andrea Veglia, per uno scambio appassionato su un pensatore utopico che con la sua sperimentale città laboratorio di Arcosanti, Arizona, ha affrontato il rapporto fra architettura e ecologia con decenni di anticipo.
Il festival torna nel pomeriggio per conoscere Omar Lopez, l’historiador della città di Santiago de Cuba, per un viaggio ideale nei Caraibi. Lopez ci parla del suo ruolo di Historiador, “custode” del patrimonio artistico e storico di un luogo. Una figura centrale nello sviluppo economico e urbano del Paese, di cui scopriamo di più guidati tra le atmosfere dei quartieri di inizio ’800 e le strade del caffè che si aprono a un nuovo turismo.
L’incontro successivo propone sul palco Michelle Senayah, architetta e urban designer canadese che ha presentato la sua The Laneway Project, impresa sociale no-profit che si concentra sulle tante viuzze e vicoli secondari nella città di Toronto per trasformarli in spazi attivi e verdi. Un talk davvero istruttivo sull’importanza dell’identità dei luoghi per le comunità, e su come cambiare la città con poche risorse e grande entusiasmo.
Il sabato è anche il giorno del primo Visiting Urban Explorer, il format di Torino Stratosferica che ogni anno chiede a esperti internazionali di esplorare liberamente la città e poi restituire al pubblico idee e visioni per una Torino al suo meglio. Jorick Beijer, già alla guida di The Class of 2020, think tank sulle città universitarie, lancia il suo invito: “Adapt or die”. Per diventare una “sticky city”, una città capace di attirare e trattenere giovani talenti, la sfida secondo Beijer è formare a Torino un grande ecosistema universitario di campus in rete.
Come già nel 2018, Utopian Hours torna a occuparsi della metropoli per eccellenza e dedica un incontro a New York. Il panel è moderato da Jonathan Hilburg di The Architect’s Newspaper, che guida Emily Bauer e Laurie Hawkinson, entrambe progettiste impegnate in città, in una riflessione sull’ambiente urbano e le sue prossime sfide. Su tutte, rispondere alle esigenze di socialità dei cittadini e adattarsi al cambiamento climatico imminente.
Il secondo Visiting Urban Explorer dell’anno arriva dai dintorni di Parigi. Renaud Charles è co-fondatore di Enlarge Your Paris, sito d’informazione che invita i parigini ad ampliare il proprio sguardo sulla città e frequentare i tanti luoghi offerti da una “Grand Paris”. Charles vede in Torino tutte le potenzialità di una città simbolo del XXI Secolo e invita a puntare di più sulla comunicazione delle risorse naturali, come i fiumi e i grandi parchi.
L’ospite successivo porta nel dibattito il tema della città psichedelica. Attraverso le parole accorate di Kevin Matthews, animatore della campagna Decriminalize Denver, scopriamo come la capitale del Colorado abbia decriminalizzato l’uso di funghi allucinogeni. Nella cultura occidentale il consumo di sostanze come la psilocibina è considerato unicamente come una forma di abuso e un pericolo per la società. Ma ora il successo di Denver può fare da punto di partenza per promuovere una visione di libertà personale compatibile con un’idea di comunità aperta e inclusiva.
La serata si apre con uno degli ospiti principali dell’edizione, il venezuelano Alfredo Brillembourg, co-fondatore di Urban-Think Tank. La sua lezione, piena di trasporto, si concentra sul valore etico, democratico, di progettare luoghi con un impatto positivo per la comunità — come nel caso della funicolare e della piccola Vertical Gym realizzate da U-TT a Caracas. Con un monito: o sarà buona architettura, oppure saranno rivoluzioni. 
La seconda giornata del festival, in continuo spostamento tra Europa e Americhe, si conclude a Copenaghen. Patrik Gustavsson è il direttore della Amager Bakke Foundation, la fondazione capace di creare CopenHill, il celebre termovalorizzatore dotato di impianto sciistico sul tetto. Sospeso fra concretezza e utopia, il suo talk racconta come è possibile trasformare un’idea così visionaria, progetto di BIG – Bjarke Ingels Group, in una realtà attiva e funzionante che fonde un’infrastruttura con un luogo di sport, divertimento, socialità.
Domenica 20 ottobre.
La terza e ultima giornata di Utopian Hours 2019 si apre con un
mattinée dedicato a un tema caro a Torino Stratosferica, da sempre al centro del suo esperimento: il city branding. Jan Rudkiewicz, lead designer e partner dello studio finlandese Werklig, ci racconta la genesi di One HEL of an impact, la nuova immagine della città di Helsinki, progetto che si è distinto internazionalmente per forza visiva e impatto.
Di seguito, in un talk a cura di Nesta Italia dedicato all’innovazione sociale, Olli Bremer (Demos Helsinki), Laura Milani (IAAD) e Jessica Bland (Nesta) hanno discusso di innovazione sociale con Marco Zappalorto: un dibattito su come impiegare le nuove tecnologie a beneficio delle comunità e delle sfide urbane, alla presenza di tanti studenti.
Il pomeriggio del festival riparte da un tema di enorme valore, ma raramente affrontato. Bethan Harris di Collectively porta la sua esperienza con The Loneliness Lab (Londra), iniziativa che si concentra sulla sensazione di solitudine in città. Per rispondere a questo stato d’animo crescente è necessario ripensare i luoghi, spiega Harris, favorendo le connessioni fra le persone e il senso di appartenenza.
Un’altra esperienza sperimentale, basata sull’immaginazione urbana all’opera, la porta Play the City, realtà di sede ad Amsterdam. Txell Blanco, già impegnata nel corso della mattina in un partecipato workshop in cui “giocare a fare città”, spiega le potenzialità degli strumenti di city gaming per coinvolgere attivamente esperti e cittadini nei percorsi di rigenerazione o sviluppo in città. 
Per l’incontro successivo torna sul palco Michelle Senayah, architetta-attivista a Toronto con The Laneway Project, questa volta in veste di Visiting Urban Explorer. In linea con il suo lavoro, i suggerimenti di Senayah per Torino prendono in considerazione la vita di strada che muta nel corso della giornata e quei piccoli interventi che possono adattare i luoghi agli usi delle persone: fuori dalle scuole per i più piccoli, ad esempio, dove c’è spazio per fare meglio e innovare di più.
La sequenza conclusiva di talk in programma parte con un ospite internazionale d’eccezione e cioè il primo sindaco di una capitale europea a partecipare al festival. Matúš Vallo, eletto sindaco di Bratislava nel 2018, ripercorre la sua esperienza di animatore e poi candidato. Intervistato da Feargus O’Sullivan di CityLab, l’architetto è la dimostrazione di come si possa fare la differenza lavorando insieme: con il suo lavoro di attivista, Vallo ha riunito un gruppo di esperti pronto a confrontarsi per due anni e a dare vita a Plan B, libro di proposte per la città e base del suo programma elettorale.
La serata prosegue con un coinvolgente incontro con una delle principali firme e voci di Monocle, l’influente magazine globale. Andrew Tuck, editor e curatore del programma The Urbanist sulla radio Monocle24, conduce il pubblico in un talk pieno di sensibilità urbana e piccoli, grandi suggerimenti per costruire luoghi migliori e prendersene cura. Un intervento che è allo stesso tempo lezione per city maker e resoconto personale di un vero city lover.
La terza edizione del festival si chiude infine con Charlie MacGregor, Ceo di The Student Hotel, la società nata ad Amsterdam e oggi diffusa in più città europee che con i suoi edifici propone un nuovo modello di residenza universitaria e hotel, in cui le due comunità di studenti e turisti sono pronte a fondersi in spazi per il coworking e per il tempo libero. Il talk finale è la migliore occasione per confermare che The Student Hotel ha in progetto di aprire nei prossimi anni anche a Torino.
Le mostre. Come consuetudine, il festival è il momento in cui l’attività di diffusione culturale di Torino Stratosferica si concentra anche attraverso mostre e allestimenti. In questa terza edizione gli spazi della Centrale della Nuvola Lavazza ospitano cinque diverse esposizioni che, su scale differenti, indagano il rapporto tra società e città, dai trend globali ai progetti locali nei quartieri di Torino.
Nel giardino esterno è liberamente visitabile Urban Times, selezione di grandi temi e tendenze emergenti curata da Torino Stratosferica: una lettura delle sfide maggiori e delle evoluzioni in vista per la nostra specie urbana in dodici “tappe”, tra ambiente, tecnologia, comunità.
La mostra Placemaking a Torino: 5 progetti per 5 luoghi presenta al pubblico per la prima volta alcune proposte concrete di intervento. Sono progetti mirati di rigenerazione rivolti alla comunità, ipotizzati in un incontro collettivo e poi sviluppati da Torino Stratosferica, per altrettanti quartieri della città (Barriera di Milano, Borgo Po/Madonna del Pilone, Borgo San Paolo/Cenisia, Lingotto). Ognuno unisce creatività e urban design per reinventare spazi dalle grande potenzialità: tra loro, anche lo stesso Precollinear Park, che diventerà realtà nel corso del 2020.
Una grande mappa di Torino invita il pubblico ad appuntare a sua volta proposte e temi per una città dei propri desideri.
Insieme ai tanti altri contenuti frutto del laboratorio di city imaging di Torino Stratosferica, i grandi spazi al piano terra ospitano anche i contenuti di Rail City-Lab, mostra di FS Sistemi Urbani dedicata alle aree di proprietà della società a Torino e alle trasformazioni immaginate per loro. 
Il piano superiore è dedicato al lavoro di Paolo Soleri, con una mostra curata insieme al critico dell’architettura Emanuele Piccardo e in collaborazione con la Cosanti Foundation. L’esibizione, proposta a cento anni dalla nascita di questa figura visionaria, nata e formatasi a Torino, ripercorre il suo percorso di pensatore e progettista attraverso tavole e video. Soleri è celebre per le sue arcologie, città laboratorio in cui architettura e ecologia si fondono in sistemi dal disegno sperimentale, che anticipano di decenni le riflessioni dell’ambientalismo. In Arizona è ancora attivo il suo progetto pilota: Arcosanti, comunità abitata che prefigura un modello di vivere differente — ancora una volta sospeso fra utopia e concretezza.